Gli specialisti di IBM X-Force hanno pubblicato uno studio sul crollo del movimento hacktivista verificatosi negli ultimi anni. Così, il livello di attività degli hacktivisti è diminuito del 95% rispetto al 2015, anno in cui erano stati registrati 35 incidenti di questo tipo. Già nel 2017 ne erano stati registrati solo cinque, nel 2018 due e nessuno nei primi mesi di quest’anno.

I ricercatori ritengono che questi cambiamenti siano dovuti a due fattori principali: la «morte» di Anonymous e l’attenzione particolare rivolta alle forze dell’ordine, che di recente hanno ridotto in modo piuttosto sostanziale le fila degli hacktivisti.
Secondo IBM X-Force, il collettivo di hacker Anonymous era in precedenza responsabile di quasi il 45% di tutti gli attacchi hacktivisti, risultando quindi nettamente maggioritario rispetto ai suoi concorrenti più vicini, ovvero i gruppi Lizard Squad e DownSec.

All’inizio del 2010 Anonymous ha violato diverse società e reti governative per svariati motivi sociali, ma il nome Anonymous ha cominciato a comparire sempre più spesso in relazione a diverse campagne politiche avviate intorno al 2016: #OpKKK (scoperta dei membri del KKK), #OpParis (individuazione dei membri di ISIS banditi nella Federazione Russa), #OpISIS (individuazione dei membri di ISIS banditi nella Federazione Russa e dei loro siti), #OpWhale (violazione dei siti dei governi giapponese e islandese in relazione alla caccia illegale alle balene). Secondo IBM, tale attività ha distolto molti hacktivisti da Anonymous.
Inoltre, si sono verificati sempre più casi in cui, per conto di Anonymous, dati rubati a organizzazioni politiche venivano riversati in rete e spesso tali dati risultavano falsi. Di conseguenza, sono comparsi perfino i cosiddetti falsi Anon («falsi anonymous»), cioè persone che difendevano i propri interessi sotto il nome di Anonymous o cercavano di guadagnarci denaro. Gli analisti osservano che il nome dei celebri hacktivisti ha anche mascherato i servizi segreti di diversi paesi del mondo, diffondendo propaganda politica e non solo.

Di conseguenza, in assenza di un leader e di un’ideologia unitaria, il fronte degli hacktivisti è diventato un vero caos e il movimento si è frammentato in diversi sottogruppi, i cui attacchi erano talvolta inefficaci, colpivano innocenti e suscitavano solo disprezzo e derisione.
Inoltre, le forze dell’ordine di diversi paesi del mondo hanno iniziato a prendere sul serio gli hacktivisti. Secondo IBM, almeno 62 hacktivisti sono stati arrestati negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Turchia a partire dal 2011 (e si tratta solo degli arresti di cui il grande pubblico è a conoscenza).
«Non diciamo che l’era dell’hacktivismo stia volgendo al termine», dichiara Camilla Singleton, analista di X-Force IRIS. – I problemi acuti di giustizia sociale, le più ampie possibilità organizzative tra i gruppi hacktivisti, nonché il notevole spostamento verso ambiti che non sono alla portata delle forze dell’ordine, possono cambiare radicalmente il volto dell’hacktivismo in un periodo relativamente breve. Molto probabilmente, al momento stiamo osservando soltanto una pausa nell’attività hacktivista, ma non è la fine. “
Camilla Singleton, analista di X-Force IRIS